giovedì 5 aprile 2012

La riforma dell'ABC


E’ stata varata la Riforma del lavoro, da molto tempo si aspettava questo passo del governo Monti, dopo un po’ di baccano e qualche passettino indietro si è trovato un accordo fra i partiti che sostengono il governo.

Come ho scritto sempre in questo blog, non condivido l’urgenza della riforma o meglio non è  giusta, secondo me, la tempistica, non credo ai suoi poteri taumaturgici per far ripartire la crescita nel nostro Paese.

Imprese e Banche già si stanno lamentando, dicono che lo spirito iniziale della riforma rivolto ad una maggiore flessibilità del mondo del lavoro è stato tradito e che, quasi quasi si crea una maggiore rigidità.

Se avevo qualche dubbio prima, ora me ne sono convinto, sono le imprese e le banche le prime a non voler la riforma, hanno parlato tantissimo all’inizio lamentandosi di un immobilismo della classe politica ma ora che si arriva al dunque comincia a serpeggiare qualche paura anche fra le loro file.

Questa volta sono d’accordo con la Fornero,
dopo la riforma le imprese non avranno più alibi, ma il problema è proprio questo loro stanno cercando un alibi, stanno aspettando l’onda lunga della ripresa mondiale per ripartire e nel frattempo si volevano solo liberare di qualche migliaia di lavoratori ma di mettere mano alle loro aziende in termini di ricerca, riposizionamento sul mercato, innovazione, ecc neanche a parlarne.


Io sono un liberale ma in questa classe imprenditoriale italiana non vedo proprio niente di questo spirito, vedo semplicemente una voglia di statalismo di democristiana memoria.

Ciliegina sulla torta le dichiarazioni di Marchionne e di Elkan all’Assemblea degli azionisti, sicuramente i fatti mi smentiranno, ma qui si parla di aprire stabilimenti in Russia e in Cina,  giustissimo per fornire i mercati locali, ma l’Italia, gli stabilimenti italiani con il mercato italiano ed europeo con Fiat in netto calo?

Io se fossi i sindacati farei un atto provocatorio, accetterei tutto quello che chiede la FIAT, anche le frustate per chi non lavora abbastanza per un anno, però se poi non arrivano modelli nuovi, se la quota di mercato FIAT non raddoppia, allora si sciopero generale ad oltranza. 

2 commenti:

  1. In certi casi mi viene in mente la battuta
    "non è necessario bere tutta la botte per dire che il vino è cattivo": se un gruppo industriale non riesce a mantenere quote di mercato (non parliamo di guadagnarne) e non presenta un piano industriale credibile è utile continuare a dare credito ai suoi manager per un altro anno?
    Non credo.
    Siamo sicuri di essere in grado di valutare le ricadute economiche di un ulteriore anno di scelte industriali mancate o sbagliate (e poi di avere le risorse per riparare)?
    Stessa risposta.
    Lo sciopero generale ad oltranza è un lusso che oggi molti (e non parlo solo di colletti blu) non possono permettersi.
    Pochi ricordano che uno dei motivi della fine dello sciopero del 1980 (quando gli stabilimenti rimasero chiusi e la produzione ferma per diverse settimane) fu la divulgazione della lista (nomi e cognomi) dei dipendenti che sarebbero stati licenziati.
    Inizialmente era disponibile solo il numero complessivo di esuberi.
    Gli operai fuori da questo elenco (senza stipendio da 37 giorni se non ricordo male) in notevole "sofferenza economica" tornarono a lavorare.
    Così come l'evoluzione è da preferire alla rivoluzione, la prevenzione costa dieci volte meno (ed è venti volte più efficiente) della cura.

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    1. Concordo che la prevenzione è la strada migliore, ma la situazione è cambiata rispetto a 40 anni fa, allora era pura fantasia la chisura degli stabilimenti, oggi secondo me c'è il serio pericolo che FIAT, o sarebbe meglio dire Chrysler-FIAT, chiuda tutto in Italia, ecco perchè i sindacati dovrebbero cambiare strategia, perso per perso andiamo a vedere le carte fare resistenza si fa il gioco di Marchionne.
      Tutto il ragionamento si basa sul fatto 'FIAT' no potrà mai chiudere, il terzo millenio ci sta dimostrando che di sicurezze oramai non ce ne sono più

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